A Portrait

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È sul set di The last of England (1987) e The garden (1990) che nasce e si consolida la grande amicizia tra il regista britannico Derek Jarman e Christopher Hughes, direttore della fotografia. I due hanno una personalità poliedrica e una sensibilità non comune. Jarman aveva oltrepassato i confini della macchina da presa per esprimersi anche attraverso la pittura e la letteratura, senza mai dimenticare la sua prima passione, il giardinaggio, che si realizza nell’indimenticabile giardino del Prospect Cottage a Dungeness, Kent, oggi casa-museo e uno dei set del cortometraggio A portrait, di Carlotta Beck Peccoz.

Il film è un omaggio delicato e profondo a questa amicizia, un ritratto nel ritratto in cui Christopher racconta la propria esperienza e rievoca la personalità di Derek, prematuramente scomparso nel 1994 a causa dell’AIDS. La pellicola è stata candidata allo Straight8, concorso internazionale per cortometraggi in super8, e il successo non è tardato ad arrivare. A portrait è risultato tra gli otto vincitori, com’è tradizione del concorso, aggiudicandosi la proiezione al festival di Cannes.

Ripercorrerne la genesi è davvero interessante.

La prima idea di Carlotta, insieme a Timothy e Ivan Wood, i direttori della fotografia, era quella di un cortometraggio a grande impatto visivo e tecnico, un film in stop motion sulla scia di molti lavori che negli anni precedenti sono stati premiati. Tuttavia, dopo molte riflessioni la storia perfetta si è presentata con forza inaspettata, spostando il lavoro su un terreno più intimo e personale in cui è stato coinvolto appunto Christopher Hughes, amico e mentore di Timothy e Ivan.

A potrait è una pellicola intensa, la riservatezza e la compostezza di Christopher sono il carburante che alimenta il flusso dei suoi ricordi, una rappresentazione commovente che riesce a superare il confine del dolore per la perdita dell’amico, scomparso in un momento storico in cui l’AIDS colpiva gravemente e molte persone morivano nella rassegnazione di una cura inesistente e nella condanna sociale. Le immagini che scorrono sulle parole di Christopher muovono dalla città alla campagna in luoghi in cui il protagonista si muove silenziosamente sino a giungere al Prospect Cottage, uno spazio essenziale per questo film a cui, però, è molto difficile accedere.

Questo anche per colpa di un progetto a cui Christopher aveva partecipato e la storia è alquanto divertente.

Un giorno per il diploma di un amico, Christopher fu chiamato a girare sulla spiaggia prospicente il cottage un filmato in cui il regista dava fuoco ad una mucca morta che si trovava sul posto. L’idea non fu chiaramente di Christopher, ma sta di fatto che il fumo generato fu talmente alto che dalla Francia arrivò la segnalazione di un devastante incendio sulla costa inglese.

Carlotta e il suo team, però, sono riusciti ugualmente ad avere il permesso di girare sul posto, sublimando la costruzione circolare di questo tributo, fatto di rimandi sottilissimi al lavoro dei due protagonisti. Il film, infatti, è girato in super8, pellicola a 8 mm con cui Jarman aveva iniziato il proprio percorso da regista e che non mancò di utilizzare ancora nel corso della carriera. La camera impiegata è la Beaulieu di Christopher, un modello vintage molto vissuto. La sequenza con il tramonto rosso è una citazione da The garden ed è stata realizzata attraverso un filtro graduato, stessa tecnica usata da Christopher nel film di Jarman.

A causa del covid-19 il festival di Cannes quest’anno non si è svolto, ma una première con le pellicole dei vincitori è avvenuta ugualmente il 24 giugno in streaming sul sito dello Straight8. Quella sera tutto il gruppo, composto da Carlotta Beck Peccoz (regista), Timothy H. e Ivan Wood (direttori della fotografia), Karen Simon (produttrice), Alessandro Giovanetto (compositore) e Erik Moore (sound designer), ha visto per la prima volta la propria realizzazione. La tensione era forte dal momento che la regola fondamentale dello Straight8 non ammette revisioni. Occorre girare tutto in super8, con una sola cartuccia, senza riavvolgere o modificare la pellicola, senza montaggio. La camera si aziona e si stoppa, si aziona e si stoppa ed è buona la prima. Tutto deve essere pianificato preliminarmente e realizzato senza errori. L’audio con la storia di Christopher è stato inciso presso lo studio 01zero-one di Londra e da lì si è poi proceduto a girare le immagini, con un piano delle sequenze deciso a tavolino in modo da abbinare i fotogrammi giusti nei punti giusti del racconto. Normalmente è già un lavoro molto complesso, se poi la camera utilizzata registra 24 frame al secondo come se fossero 16 senza segnalarne con precisione il conteggio la realizzazione diventa un gioco sottile di intuito. A portrait, come Carlotta e Timothy mi hanno raccontato, poteva essere un disastro senza revisioni. Invece, è un film potente che in poco più di tre minuti racchiude un grande frammento di umanità. Vi invito davvero a vederlo e a continuare a seguire il lavoro di questo giovane e talentuoso team.

Potete vedere A portrait, insieme agli altri vincitori, a questo link:

Traduzione in inglese di: Silvia Rainero

ELGA ACERNO

Writer
Laureata in Beni Culturali, appassionata di arte, letteratura, cinema, musica e danza.
Lavora come bibliotecaria presso la Biblioteca Civica del proprio paese
e collabora con l'Amministrazione per iniziative culturali e sociali,
legate soprattutto al museo etnografico
che gestisce insieme ad altri colleghi.