Andare dall* psicolog* fa bene

ll 10 ottobre ricorre ogni anno, dal 1992, la World Mental Health Day, come indicato dalla World Health Organization – WHO, una giornata di consapevolezza sulla salute mentale e volta all’abbattimento dello stigma sociale legato alla salute mentale. In Italia il 10 ottobre, cinque anni fa, è stata istituita in questa data la Giornata Nazionale della Psicologia, un’occasione strutturata per parlare di Psicologia e di salute psicologica.

Sotto la scelta italiana di declinare la World Mental Health Day come Giornata della Psicologia ci sono questioni istituzionali e culturali: la giornata di oggi serve, infatti, a far conoscere e promuovere le scienze psicologiche, come scienze volte alla prevenzione della salute mentale, e come insieme di conoscenze e pratiche professionali che possono contribuire alla salute e al benessere complessivo della cittadinanza.
Il bisogno di istituire una giornata di questo tipo poi risponde anche a un bisogno diffuso, da parte degli psicologi, di far conoscere alle persone in maniera realistica la Psicologia, come insieme di scienze e tecniche dalla validità scientifica ormai ben accertata.
Il bisogno di condivisione e di diffusione realistica della Psicologia nasce anche dalla falla che la cultura popolare presenta su questa scienza.

Quanti stereotipi sulla Psicologia, in effetti!
Insomma, chi va dall* psicolog*?
Quanto bisogna star male per andarci?
Sono pazz*, ho la depressione, ho un disturbo di personalità se ci vado?
E poi, in quanti sanno come funziona? E quanti pensano a lettini, Freud, alle analisi infinite di Woody Allen?

Cosa succede quando si inizia un percorso psicologico? Si piange? Si sta in silenzio? Si parla da soli?

A queste domande non c’è una risposta univoca.
Succede quel che succede, e dipende sia da come siamo fatti noi e da quello di cui ci preme parlare, che dal/dalla professionista che abbiamo di fronte (nello specifico, dipende da che strumenti usa e da alcune caratteristiche personali, come succede in qualsiasi altro contesto di cura). Il tipo di percorso che si può iniziare dipende dal contesto (pubblico o privato), dai bisogni, dalle richieste, e dalla situazione economica.

Si può andare dall* psicolog* per qualche sintomo (che può essere delineato anche dal nostro medico di base, o che risulta significativo a noi stessi in primis perché lo percepiamo come prorompente rispetto a quello che consideriamo “normale”) oppure per una situazione di stallo della nostra vita; o ancora, si può andare per poter affrontare situazioni che ci lasciano confusi, ci fanno sentire spaesati o per cui ci sembra di non avere tante risorse; si può andare anche per avere informazioni e consulenze su aree psicologiche specifiche; oppure ancora, si può andare per partecipare ad attività di gruppo, incontri di mindfulness e benessere, confronti informativi su diversi temi.
Per noi giovani le possibilità e le potenzialità sono infinite: in alcune fasi di vita, soprattutto quelle caratterizzate da precarietà e dall’incertezza del futuro, andare dallo psicologo potrebbe aiutare a mettere dei punti fermi.

L* psicolog* è un professionista della salute mentale che può dare un supporto concreto sia che si viva una situazione di forte disagio e ci siano dei sintomi, sia che si viva una situazione per cui serve potenziare le proprie risorse, avere informazioni specifiche, ricevere risorse di orientamento… əo

Quest’anno, la giornata è stata declinata sul rapporto tra psicologia e diritto alla salute (anche psicologica). Come mai questa scelta?

Un po’ per via della cultura psicologica ancora poco diffusa, degli stereotipi che girano intorno alle cure psicologiche, e per la bassa diffusione nei servizi sanitari di servizi e sportelli maggiormente accessibili (la maggior parte dei servizi psicologici sono all’interno dei dipartimenti di Psichiatria o dei Centri di Salute Mentale e danno priorità alle situazioni ad alto interesse socio-sanitario), il diritto alla salute psicologica sembra essere ostacolato.
Il lockdown della primavera scorsa ha sicuramente messo in luce cosa significhi salute mentale: significa avere le risorse per (potenzialmente) vivere situazioni anche extra-ordinarie e per non stare troppo male di fronte alle difficoltà, quindi avere sempre, anche in situazioni di dolore o di disagio, un appiglio (interno o esterno) che ci faccia stare a galla.

E non dobbiamo aspettare una pandemia per avere diritto al supporto psicologico!
L’OMS definisce la salute mentale come “…lo stato di benessere emotivo e psicologico nel quale l’individuo è in grado di sfruttare le sue capacità cognitive o emozionali, esercitare la propria funzione all’interno della società, rispondere alle esigenze quotidiane della vita di ogni giorno, stabilire relazioni soddisfacenti e mature con gli altri, partecipare costruttivamente ai mutamenti
dell’ambiente, adattarsi alle condizioni esterne e ai conflitti interni.“.
In altre parole, significa riuscire a stare nella nostra vita adattandosi ai cambiamenti, agli imprevisti, vivendo gioie e dolori senza esserne sopraffatti.

Ogni essere umano affronta sfide e periodi bui, dolore e angosce, e tutto ciò è normale, anzi è… “Umano, troppo umano”.
Ed è questo che si affronta spesso in un percorso psicologico: si impara a parlare del dolore o delle proprie difficoltà trasformando sofferenze che talvolta sembrano indicibili o irrisolvibili in una parte della nostra vita, facendole diventare un capitolo della nostra storia all’interno di un racconto personale. Trasformandole in parole, che diventano parte di vita se le diciamo a voce alta e insieme a qualcuno.
Questa è, insieme alle tecniche specifiche che propone il/la professionista nel colloquio, la base per proteggere la propria salute mentale: la possibilità di osservare ciò che ci succede insieme a un esperto che si relaziona con noi in maniera aperta e non giudicante.

Andare dall* psicolog* fa bene alla salute perché possiamo riflettere e stare con i nostri vissuti, con il nostro passato, con il nostro dolore, con un/una professionista che accoglie tutto questo e aiuta a trasformarlo in una storia, in un prezioso tesoro interno da cui tirare fuori risorse e ricchezze per ogni situazione presente e futura: fa bene alla salute perché è un investimento in conoscenza – di sé stessi – e in forza interiore.

Per una consulenza o un colloquio psicologico puoi:

  • Chiedere consiglio al tuo medico di base;

  • Rivolgerti all’ASL più vicina a te;

  • Consultare il sito dell’Ordine degli Psicologi della regione dove vivi;

  • Cercare autonomamente un/una professionista su Internet. Spulcia anche i social, dove molti professionisti ormai si presentano e condividono informazioni e buone pratiche di benessere, e dove in questo mese di promozione della Giornata Mondiale della Salute Mentale molti propongono colloqui o pacchetti di consulenze a prezzi calmierati.

ALESSIA GRAMAI

Writer
Psicologa, (quasi) sessuologa, sarda, femminista.
Polemica, a volte; troppo concentrata su cosa succede nel mondo, spesso; piena di dubbi, sempre.

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