NOMADLAND, ovvero la resilienza on the road

Fern (Francis McDormand) vive a Empire, cittadina del Nevada, insieme al marito Bo. Entrambi lavorano per la compagnia mineraria che da decenni dà linfa all’economia del posto. La compagnia però fallisce, Fern perde il lavoro, la casa e il marito che intanto si era ammalato. Niente sussidi, solo un vecchio furgone che la donna sceglie di trasformare in casa, iniziando così a viaggiare e a mantenersi con lavori saltuari. 

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DFF, alias Disability Film Festival

Quando guardiamo un film o una serie TV ci sentiamo in qualche modo rappresentati? Se ci soffermiamo a pensare credo che per molti di noi la risposta sia sì. Innanzitutto, perché in maggioranza le persone che vedono, camminano, sentono e percepiscono il mondo esterno come molti di noi sono le protagoniste. Inoltre, le storie che ci raccontano sono vicende in cui non è difficile provare a identificarsi. Se un film ci piace significa che ha parlato di noi, o di qualcuno vicino a noi, o semplicemente che ha parlato a noi.

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Il treno per il Darjeeling – THE DARJEELING LIMITED

Il ritmo incalzante di un sitar, una stazione indiana affollata e un uomo d’affari (niente meno che Bill Murrey) ripreso con le valigie in mano in una corsa forsennata verso il treno. Pochi secondi e gli si affianca quello che scopriremo essere Peter Whitman (Adrien Brody). This time tomorrow dei Kinks attacca subito dopo, accompagna la sua corsa e l’agile balzo, tutto in slow motion, sul balconcino dell’ultimo vagone del treno. Completo grigio informale, occhiali marroni anni ’70, un lieve sorriso mentre guarda l’uomo rimasto a terra, Peter si volta e fa il suo ingresso a bordo. È l’inizio strepitoso de Il treno per il Darjeeling, film di Wes Anderson del 2007.

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TFF: Sin señas particulares

Magdalena (Mercedes Hernández) ha 48 anni e vive a San Felipe nello stato del Guanajuato, Messico. Nubile, senza istruzione scolastica, senza cellulare, commerciante. Suo figlio Jesús (Juan Jesús Varela), ancora…

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Le vite degli altri

Berlino est. 1984. George Drayman (Sebastian Koch) e Christa-Maria Sieland (Martina Gedeck) sono uno scrittore e un’attrice che si amano. I due vivono sotto l’inflessibile e autoritaria Repubblica Democratica Tedesca (DDR), regime comunista che non fa sconti a nessuno. La Stasi nasconde di frequente microspie nelle case per sorvegliare e stanare l’opposizione, in particolare tra gli artisti, sottoposti al fine setaccio della censura.

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Only lovers left alive

Funnel of love risuona graffiante, gira il vinile, ruota la camera. Distesi, ognuno in solitudine, Eve e Adam giacciono quieti. La camera si muove circolarmente sui loro corpi ripresi dall’alto, e la quiete diventa estasi. È l’inizio di Only lovers left alive, capolavoro del regista e musicista statunitense Jim Jarmusch.

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I miserabili

Il titolo di questo film non può non richiamare alla mente l’opera di Victor Hugo insieme alle sue celebri trasposizioni cinematografiche, di cui l’ultima è il musical capolavoro diretto da Tom Hooper nel 2012. Ma che cos’hanno in comune la pellicola dell’esordiente regista Ladj Ly, già attore, e la storia narrata nel grande romanzo francese?  Niente. Tranne il fatto che siamo sempre a Montfermeil, periferia di Parigi, un luogo dove il tempo passa ma non sembra cambiare nulla.

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Martin Eden

È nel 2019 che si affaccia sul grande schermo il secondo lungometraggio di Pietro Marcello, Martin Eden, preceduto da Bella e Perduta del 2015. Il film prende le mosse dall'omonimo romanzo di Jack London (1909) e vede protagonista niente meno che uno dei più grandi attori italiani degli ultimi anni, Luca Marinelli, vincitore della coppa Volpi a Venezia proprio per questo ruolo.

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A Portrait

È sul set di The last of England (1987) e The garden (1990) che nasce e si consolida la grande amicizia tra il regista britannico Derek Jarman e Christopher Hughes, direttore della fotografia. I due hanno una personalità poliedrica e una sensibilità non comune. Jarman aveva oltrepassato i confini della macchina da presa per esprimersi anche attraverso la pittura e la letteratura, senza mai dimenticare la sua prima passione, il giardinaggio, che si realizza nell’indimenticabile giardino del Prospect Cottage a Dungeness, Kent, oggi casa-museo e uno dei set del cortometraggio A portrait, di Carlotta Beck Peccoz.

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Colette al cinema #4

Paul Dano lo conosciamo tutti come attore. Ormai vanta una filmografia notevole (ricordiamo Il petroliere, 12 anni schiavo, Swiss army man e Okja), ma forse non tutti sanno che da un paio di anni ha compiuto il fatidico salto dietro la macchina da presa. Molti attori, ad un certo punto della loro carriera, scelgono di sperimentare questo affascinante mestiere, sebbene non sempre con buoni risultati. Non è il caso di Paul Dano, che con la sua opera prima Wildlife ha dimostrato un promettente talento non solo come regista, ma anche come sceneggiatore.

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