bLUe MONDAY #4

Blue Monday, how I hate Blue Monday
Got to work like a slave all day

Fats Domino, Blue Monday

1) The Jayhawks, Xoxo

#altcountry #americanmusic #landscapes

I Jayhawks sono un gruppo ordinariamente americano. La loro musica affonda le radici nella tradizione country, unita al gusto ed alle sonorità pop. Assieme ai Wilco, i Jayhawks hanno contribuito a fondare quella corrente nota come alt-country, ideologicamente opposta al cantautorato country tutto muscoli e machismo. Il risultato è più particolare delle premesse: ballate arrangiate con gusto, melodie malinconiche e tanta sostanza. 

In Xoxo, ultima uscita discografica del gruppo, tutti gli elementi descritti trovano il giusto spazio. Ma è nelle ballate che i Jayhawks mostrano il loro lato migliore. Decisamente dimenticabili i momenti più rock (dove sembra purtroppo di ascoltare i peggiori Foo Fighters), banali e già sentiti, brani come This Forgotten Town, Living in a bubble e Homecoming ti prendono per mano e ti conducono in territori eterei, in cui regna l’armonia sonora e tutto sembra, per un momento, in equilibrio. 

Proprio l’equilibrio è tra le doti migliori di Xoxo, la capacità di muoversi con leggerezza tra toni leggeri e momenti più profondi senza assecondare nessuna delle due anime. Il disco si muove senza acuti in grado di imprimersi nella memoria dell’ascoltatore, ma scorre con piacere, quasi educatamente, come la voce pulita e limpida del leader Gary Louris.

Xoxo è un disco americano, da ascoltare nei tragitti in auto su strade lunghe e dritte che intersecano le campagne, prendendo per mano la persona cui si vuole bene davanti ad un orizzonte che appare infinito, pensando che, in fin dei conti, anche grazie a dischi come questo, l’essere non è poi così insostenibile.

2) Rufus Wainwright, Unfollow the rules

#popbarocco #classeedeleganza #estetismomusicale

Rufus Waiwright me lo immagino come un insegnante di canto, chiamato a diffondere, secondo i canoni della dottrina, la nobile arte della voce a ragazzini dell’alta società britannica di fine ‘800. E la sua musica, in parte, rispecchia questa immagine. Elegante, colta, raffinata, conservatrice nei modi e nei toni. Tuttavia, lo fa in un’epoca poco attenta alle good manners, rivoluzionaria nei modi ma non nella sostanza, in cui apparire conformi ad un proprio canone estetico o etico spesso non è una nota di merito, ma di demerito ed isolamento sociale. Per questo, Rufus Wainwright e la sua musica finora hanno parlato a pochi, a quella elìte che, in un accesso di autoreferenzialità, ha scelto negli anni di insignirlo di quei premi di consolazione che si è soliti attribuire a coloro che, sì, sono bravi, ma, in fin dei conti, non emozionano.

Così non è con Unfollow the rules, ultimo album del buon Rufus, che, se non brilla per abilità compositiva, eccelle per stile e precisione nell’esecuzione, e, non poteva essere altrimenti considerato il personaggio, per la sua capacità di creare atmosfere da salotto d’altri tempi.

Unfollow the rules segna un nuovo incontro tra gli stilemi del pop e lo spirito barocco di Wainwright, che, per vocazione, ama destreggiarsi tra esperimenti orchestrali ed operistici, come nell’opera Prima Donna, edita nel 2015, e tentativi di popular music. La sua voce e la sua abilità interpretativa, uniti alla raffinatezza degli arrangiamenti ed all’abilità dei collaboratori (un certo Jim Keltner alla batteria e Blake Mills), rendono Unfollow the rules un tentativo, più che riuscito, di pop barocco. 

Vivamente consigliato per accompagnare le visite nei musei e nelle residenze di qualche sovrano assoluto ormai decaduto.

3) Norah Jones, Pick me up off the floor

#soul #jazz #goodvibrations #anightout

Parafrasando i versi iniziali di Love minus zero/no limit di Bob Dylan, la musica di Norah Jones “parla come il silenzio, senza ideali né violenza”. E questo, evidentemente, non è poco, in un mondo nel quale spesso un musicista può essere considerato un artista solo nel momento in cui abbraccia un ideale (e lo sponsorizza su Instagram). 

Da Norah Jones certo non ci si aspetta la rivoluzione musicale, ma ci si attende garbo ed eleganza, raffinatezza e gusto musicale. E tutto questo trova ampiamente spazio in Pick me up off the floor, il nuovo disco della cantautrice americana.

Il tema musicale è quello tipico della Jones. I solchi del disco ti trasportano tra ballate pianistiche (To Live) dal sapore soul ad escursioni jazzistiche, il tutto con il bollino di qualità gentilmente offerto dalla storica casa discografica Blue Note, che da qualche anno cura le pubblicazioni della Jones. Il disco si avvale della collaborazione con Jeff Tweedy, leader dei Wilco, alla quale sembrano riconducibili gli episodi più cantautorali dell’album. 

Pick me up off the floor riesce ad esaltare la raffinatezza dei suoni senza perdere in empatia. Brani come Were you watching, Heartbroken day after e How I weep combinano sapientemente classe e melodia e confermano, se ce ne fosse ancora bisogno, il talento purissimo della musicista newyorkese.