Colette al cinema #3

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THE GUILTY - IL COLPEVOLE

Quando si parla di cinema danese il primo, forse l’unico, nome che viene in mente è quello del geniale e disturbante Lars von Trier, indiscusso gigante della macchina da presa che ha saputo uscire dai confini di un piccolo paese per elevarsi tra i grandi registi internazionali della contemporaneità. Difficile, dunque, per un connazionale iniziare una carriera in questo campo quando il confronto, e probabilmente le aspettative, sono così elevate. Ebbene, tuttavia, l’opera prima del giovane Gustav Möller è davvero una boccata di aria fresca.

The Guilty (Den Skyldige, 2018) è il frammento di un turno di lavoro, un pezzo della condanna di Asger Holm (Jakob Cedergren), poliziotto dal passato professionale poco pulito, che viene declassato insieme alla sua colpa al centralino di emergenza di una stazione di polizia di Copenaghen. Una mansione monotona, senza azione finché non riceve la chiamata di una donna gravemente in pericolo. Comincia così da parte di Asger una corsa forsennata contro il tempo e l’aguzzino della donna che minaccia lei e il suo bambino. Una corsa, che non esce mai dai confini della sala del centro operativo e dal vano adiacente.

Un uomo, una stanza, una voce angosciata e terrorizzata che arriva dal telefono, questi gli unici elementi che vede e sente il pubblico e che lo accompagnano in un crescendo di suspense a ritmo forsennato.

The Guilty è un thriller claustrofobico e di grande respiro insieme, un film che costringe i sensi ad uno spazio ristretto e l’immaginazione ad una gamma di infinite possibilità. Il focus è sempre su Asger e sulle cuffie microfonate che costituiscono il suo, e il nostro, unico contatto con il dramma del mondo esterno. Il ritratto psicologico di questo poliziotto tiene la tensione tanto quanto la vicenda che lo coinvolge, la colpa e il desiderio estremo di redenzione si fondono con un lato più umano che costringe Asger a non abbandonare per nessuna ragione la donna che gli ha chiesto aiuto. 

La scrittura di Möller e Emil Nygaard Albertsen è per questo spiazzante e sconvolgente, in grado di risucchiare lo spettatore proprio in quello spazio costretto e a prima vista insopportabile da sostenere. Una scelta organica che di fatto è un tributo moderno ad Aristotele e alle sue unità di tempo, luogo e azione teorizzate per la tragedia greca. In questo dramma contemporaneo la macchina da presa si muove sugli oggetti fondamentali, si posa a lungo sul viso del protagonista raccontandone i sentimenti e aumentando il senso di impazienza e di incertezza che anima la pellicola. Con questi presupposti il successo non poteva che arrivare e infatti The Guilty ha ottenuto numerosi riconoscimenti tra cui il premio del pubblico al Sundance e il premio come miglior sceneggiatura e miglior attore a Jakob Cedergren al 36° Torino Film Festival.

Con questo film Gustav Möller ha dimostrato davvero di avere tutte le carte in regola per guadagnarsi un posto fisso nel panorama cinematografico internazionale e magari accompagnare in futuro il nome di Lars von Trier nell’immaginario pop del cinema danese.  

ELGA ACERNO

Writer
Laureata in Beni Culturali, appassionata di arte, letteratura, cinema, musica e danza.
Lavora come bibliotecaria presso la Biblioteca Civica del proprio paese
e collabora con l'Amministrazione per iniziative culturali e sociali,
legate soprattutto al museo etnografico
che gestisce insieme ad altri colleghi.