Due anni di volti sui cartoni del latte

Intuitivamente, pensereste che quando è un bambino a svanire nel nulla nell’immensa America, non ci siano regole che tengano. Ogni minuto è prezioso per l’inizio delle ricerche.

Grazie a Dio avreste ragione, oggi.
Ma non nei primi anni ‘80.

Allora non vi era alcuna distinzione legale tra la scomparsa di un adulto e quella di un minore.
In entrambi i casi, era necessario attendere tre lunghissimi giorni per poter utilizzare le parole “missing person”, persona scomparsa.

Un incubo.
Come quello iniziato nel 1982 per i genitori di Johnny Gosch, sparito a soli 13 anni a Des Moines, nell’Iowa, durante il suo giro abituale per la distribuzione dei giornali.

La famiglia non ebbe vita facile nel convincere le autorità a prendere il caso seriamente.
La polizia non credeva a un rapimento. Sono cose che non succedono nelle cittadine del Centro America.

La madre di Johnny, Noreen Gosch, però, decise di non starsene in un angolo a guardare.
Capì che vi era una lacuna da colmare e aiutò a redigere una nuova legislazione che permettesse di considerare diversamente i casi di sparizione in cui fossero coinvolti minori.
Lo fece pensando al futuro.

E infatti, purtroppo, due anni dopo la scomparsa di Johnny, fu Eugene Martin a sparire.
Di nuovo un minorenne, di nuovo un “paperboy”, di nuovo Des Moines.

Questa volta, però, anche aziende private, anche civili, decisero di passare all’azione.
E l’aiuto in più arrivò dai cartoni del latte.
Sì, avete letto bene.

Un parente di Eugene Martin, impiegato alla Anderson & Erickson Dairy, convinse dei colleghi a collaborare nella ricerca.

Il risultato?
Le foto di Johnny Gosch ed Eugene Martin furono le prime ad essere stampate su bricchi di latte venduti localmente.
Fu l’inizio di un cambiamento.

Il latte era ed è tuttora uno degli alimenti più largamente consumati al mondo e ha il difetto, o in questo caso il pregio, di finire presto.
Questo significava che sulle confezioni potevano essere fatti circolare più e più volti di più e più bambini scomparsi.
Sui cartoni destinati al frigo di casa due foto, su quelli più piccoli per la scuola una sola.

Si capì ben presto che casi di sparizione di bambini non si erano verificati solo nell’Iowa.
Altri gruppi locali si erano già organizzati autonomamente sul territorio americano per agire più tempestivamente rispetto a quanto riuscissero a fare le forze dell’ordine.

Così, una ricerca che era partita radicata su un determinato territorio, divenne nazionale; più di 700 caseifici iniziarono a collaborare per la campagna Missing Children Milk Carton Program, guidata dal National Child Safety Council.

Uno dei primi, e probabilmente più noti, casi affidati al programma fu quello di Ethan Patz.
Si persero le sue tracce nel 1979: Ethan aveva solo 6 anni e si stava dirigendo alla fermata del bus nel quartiere SoHo di Manhattan.

Questo episodio fu talmente mediatico da dare una forte spinta al lancio del movimento per i bambini scomparsi, con nuove apposite leggi e metodologie per le indagini e il tracciamento.
Su volontà di Ronald Reagan l’anniversario della scomparsa di Ethan, il 25 Maggio, divenne anche Giornata Nazionale dedicata alla scomparsa dei più piccoli.

Purtoppo Ethan non fu mai ritrovato.
Così come Johnny Gosch o Eugene Martin.
E’ triste constatare come, nonostante, gli innumerevoli sforzi e l’impressionante circolazione di ogni profilo, la campagna dei cartoni del latte ebbe pochissimo successo nei due anni in cui fu attiva.
Le uniche eccezioni, come il caso di Bobby Smith, ritrovato grazie ad un incidente stradale in cui fu coinvolto il suo rapitore, furono da attribuire a mere coincidenze.

Le confezioni di latte tornarono man mano ad essere solo confezioni di latte.
Il programma divenne obsoleto con la creazione dell’allerta AMBER nel 1996.
Acronimo per America’s Missing: Broadcast Emergency Response, il sistema fu intitolato ad Amber Hagerman, scomparsa ed uccisa a 9 anni in Texas, e si serve delle nuove tecnologie per inviare aggiornamenti su casi di scomparsa di minori alla popolazione.

Un messaggio d’allerta inviato ad un sistema Android

Ma non fu solo l’introduzione del sistema AMBER a portare ad un abbandono dei cartoni del latte come strumento di ricerca.
Negli anni vennero alla luce parecchie criticità.

Innanzitutto, il programma portò ad amplificare la paura dello straniero, “stranger danger” in inglese, in maniera totalmente ingiustificata.
La maggior parte dei bambini scomparsi viene allontanata da parenti o conoscenti.

Parecchie persone, poi, iniziarono a sottolineare come, benchè i casi di bambini latini e afroamericani sottratti alle loro famiglie fossero in parecchi Stati superiori a quelli di loro coetanei bianchi, i primi comparissero raramente sui cartoni.

E per ultimo, ma non meno importante, pediatri come Benjamin Spock iniziarono a valutare lo stress emotivo che i “volti scomparsi” potevano causare sui bambini ogni qualvolta bevessero un bicchiere di latte.

La transizione all’AMBER non avvenne da un giorno all’altro.
Dopo i cartoni del latte, altri supporti vennero impiegati con lo stesso scopo.
Scatole per la pizza, buste per la spesa, la posta.

Nessuno di questi, però, rimase impresso nella mente delle persone come i primi.

E Paul Mokrzycki-Renfro, storico all’Università dell’Iowa, lo spiega così:
“C’è qualcosa di intimo e famigliare nel latte.
Ci ricorda il nutrimento materno e segna il ritrovarsi a tavola per iniziare un nuovo giorno.”

FEDERICA ZORZELLA

Writer
Laureata in Beni Culturali, anima vintage e mente moderna.
Grande lettrice, consumatrice seriale di film, appassionata di storia e crime.