Come si guarda un’opera d’arte: la sfida dell’arte contemporanea

Quante volte abbiamo sentito la frase “va beh ma sta roba so farla anch’io” riferita ad un’opera d’arte contemporanea! 

In effetti l’arte degli ultimi centovent’anni pone molte difficoltà interpretative, che spesso sono ridotte alla denigrazione e alla banalizzazione di cosa si sta guardando. Il che è quasi paradossale, perché l’arte contemporanea parla di noi, del nostro tempo, e dovrebbe pertanto risultare meno criptica rispetto a quella dei secoli passati. La causa di questo paradosso sta nel linguaggio. Storie e concetti sconosciuti possono essere compresi maggiormente se vengono utilizzate “parole” conosciute. 

L’arte contemporanea si caratterizza, invece, per una sperimentazione assoluta, spesso estrema dei mezzi espressivi. Di fatto in molti casi non si tratta più di arte figurativa in senso classico, basata sulla riproduzione di soggetti così come sono nella realtà, ma di arte più astratta. Non che la maggior parte degli artisti non sappia disegnare come disegnavano i loro colleghi del passato, anzi. E allora direte, se sono capaci perché fanno cose a dir poco stravaganti e incomprensibili? In realtà un tempo non è mai uguale a un altro, e gli artisti hanno sempre cercato il modo secondo loro più adatto per esprimere ciò che volevano dire. Pensiamo anche all’arte medievale, a come le figure potevano essere piatte, stilizzate e sproporzionate.

A ciò si aggiunge il fatto che la provocazione è senza dubbio uno dei motori dell’arte degli ultimi decenni (la merda d’artista di Pietro Manzoni o le opere di Maurizio Cattelan ne sono un esempio).
Tutto questo può essere utile per farci abbassare un po’ il livello delle nostre reticenze.
Dopodiché dobbiamo accettare anche di non capire tutto, di rimanere con delle domande.
Sappiate, però, che se ce le facciamo siamo sulla strada giusta.

Marchel Duchamp, Scolabottiglie, 1914
Fonte: Katarte

Per esempio, immaginiamo di essere di fronte allo Scolabottiglie di Marcel Duchamp. Bella fregatura eh? Di per sé sembra proprio che l’artista non abbia fatto niente. Ha preso uno scolabottiglie qualsiasi e l’ha messo lì. In effetti saremmo potenzialmente tutti capaci di farlo.
La tentazione di liquidarla è forte, ma proviamo comunque a chiederci perché questa è considerata un’opera d’arte, che cosa la rende tale.
Sicuramente se non sappiamo che Marcel Duchamp apparteneva al movimento Dada e non sappiamo in cosa consistesse il loro manifesto può essere difficile.
In ogni caso facciamo lo stesso delle ipotesi. 

È un’opera d’arte perché è frutto di un gesto provocatorio? È un’opera d’arte perché l’artista ha pensato che questo oggetto potesse diventarlo?
L’impressione generale è che lo Scolabottiglie, non essendo stato realizzato dalle mani di Duchamp, sia frutto esclusivamente del suo processo creativo mentale. 

Se queste interpretazioni sono corrette lo scopriremo sul momento, se ci sono buone didascalie, o eventualmente a casa, con delle letture.
L’importante, comunque, è esserci fatti delle domande, che quello che abbiamo avuto di fronte abbia stimolato il nostro pensiero sulla realtà che ci circonda e magari ci abbia suscitato un qualche tipo di emozione.

Per esperienza personale è più facile che si verifichi prima il moto di spirito che quello di testa, perché questo tipo di opere, per il loro modo di presentarsi, innescano immediatamente una reazione inconscia.
Gioia, rabbia, fastidio, disgusto, inquietudine, indifferenza.

Meraviglia.

Foto Copertina: Michelangelo Pistoletto, La venere degli stracci, 1967
Fonte: Arte.it

CONSIGLI DI LETTURA

PER COMINCIARE

  1. Caroli, La pittura contemporanea dal Romanticismo alla Pop Art, Milano, 2013

QUANDO SARETE UN PO’ PIÙ ESPERTI

  1. Rovati, L’arte del primo Novecento, Torino, 2015
  2. Del Puppo, L’arte contemporanea. Il secondo Novecento, Torino, 2013

SUGGERITO PER LA LETTURA da Luca