La follia del mini-golf

E’ difficile immaginare come qualcosa di così divertente abbia potuto vedere la luce in un periodo così tumultuoso, eppure decine di migliaia di percorsi di mini golf nacquero nei grandi centri urbani americani durante la Grande Depressione.

In effetti, proprio le condizioni di quel periodo storico contribuirono alla diffusione di questa attività fino ad allora poco conosciuta, per lasciarvi un’impronta riconoscibile ancora oggi.

Il mini golf non era particolarmente popolare tra la popolazione negli anni precedenti il collasso economico del 1929.
Già nei primi anni ‘20 un tappeto erboso migliore aiutò ad ottenere maggiore trazione, ma fu soltanto durante il 1930 che questo sport si impossessò di cortili, tetti e persino interni.

Una corsa pazza alla “palla in buca”!

Il crollo dei valori immobiliari spinse gli imprenditori a creare campi da golf in miniatura ovunque potessero e con qualsiasi mezzo.

E queste creazioni fai-da-te incorporavano spesso tutto ciò che si trovava a portata di mano, favorendone anche il riciclo, come, ad esempio, gli scarti di alcuni tubi rielaborati in rampe.

Stessa cosa avvenne per l’illuminazione: i percorsi venivano posizionati strategicamente a fianco di cartelloni pubblicitari per sfruttarne la luce senza costi aggiuntivi.

Molti grattacieli di New York, spesso non sfruttati a dovere per altri fini commerciali, iniziarono ad ospitare buche, tracciati e giocatori armati di mazza.

 

La diffusione crescente, però, diede vita anche ad una sempre più forte competitività tra i vari proprietari dei mini golf.

Come riporta la Jacksonville Historical Society:

the goofy game offered a plethora of crazy courses.”
un gioco sciocco offrì una pletora di percorsi folli”

Trappole, piscine, geyser, castelli, foreste, il Taj Mahal, grandi mura cinesi, personaggi delle fiabe, icone del selvaggio West e persino scimmie addestrate.

Queste sono solo alcune delle attrazioni che si potevano osservare disseminate sui campi.

In un articolo sull’argomento, il giornalista Eric Rogers, introdusse l’idea della “unreal estate”, una proprietà non immobiliare.

Quando le attività convenzionali dettate dal mercato non hanno più senso finanziario, le persone sono solite usare i vecchi luoghi, le vecchie sedi, convertendoli, però, ad un nuovo uso.
La costruzione di campi da mini golf richiedeva poco tempo e altrettanto poco denaro; quale miglior modo di sfruttare spazi commerciali ormai in declino?

Anche alcuni ristoranti di lusso, che difficilmente avrebbero occupato tutti i tavoli dopo la crisi del ‘29, trasformando alcune parti della loro superficie al gioco più in voga del momento.

Chiunque abbia studiato la storia sa quanto la Grande Depressione sia stata ben lontana dall’essere giocosa e divertente; fame e sofferenza dilagavano negli Stati Uniti.
Allo stesso tempo, però, la gente aveva bisogno di svago, di divertimento e a questa esigenza il facile ed economico mini golf seppe rispondere alla perfezione.

Nei campi moderni la fanno ancora da padrone sabbia, rocce, mattoni e altri materiali già presenti in loco e comodamente riconfigurati allo scopo del gioco.

Il riciclo è duro a morire.

FEDERICA ZORZELLA

Writer
Laureata in Beni Culturali, anima vintage e mente moderna.
Grande lettrice, consumatrice seriale di film, appassionata di storia e crime.

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