Leggi che ti passa: biblioterapia e poetry-therapy

In queste settimane abbiamo lanciato sulla nostra pagina Instagram “CHANGES”, rubrica social in cui condividiamo i libri che ci hanno cambiato la vita. I titoli proposti sono variegati, e le motivazioni e i racconti diversissimi tra loro. Dietro ogni lettore c’è una persona diversa, una vita diversa, un cambiamento diverso.

Ma un libro può davvero essere così impattante da dare il via a un cambiamento personale?

Gli effetti psicologici della lettura
Secondo gli studi, leggere ha diversi effetti positivi sulle strutture cerebrali: aumenta le connessioni tra neuroni, soprattutto nell’area sensomotoria (quelle che regola le azioni, gli impulsi, e il dolore). Inoltre aumenta le capacità empatiche, la capacità di mettersi nei panni degli altri, contribuisce alla creatività e al problem solving, facendo quindi diventare più scaltri nel risolvere problemi (facendolo anche con più termini nel vocabolario personale, dicono le ricerche). Insomma, si diventa quasi più intelligenti.

Gli effetti positivi della lettura sono confermati dagli studi, ma anche dalle molte discipline che utilizzano i libri nelle pratiche di cura e in tutte quelle attività umane che implicano il contatto con gli altri. In medicina, in psichiatria e in psicoterapia, i libri sono utilizzati come strumento di stimolo e connessione emotiva per affrontare traumi, difficoltà, per abilitare o riabilitare capacità, per potenziare il ragionamento, per imparare a raccontarsi.

La Biblioterapia
Il termine Biblioterapia è stato coniato nel 1916 da Samuel McChord Crothers, perché (galeotta fu la prima guerra mondiale) proprio in quegli anni iniziarono a presentarsi i primi servizi biblioterapici, proprio negli ospedali di guerra, per fornire un’ulteriore cura ai soldati e ai civili feriti. Attualmente, il termine indica una pratica terapeutica che si basa sulla lettura di libri “prescritti” ad hoc, sul ragionamento condiviso che ne consegue, ma anche sull’elaborazione dei vissuti che una certa lettura o un certo passaggio di testo possono suscitare. Tendenzialmente la lettura prescritta è in linea con l’età, la situazione di vita della persona, ed è compatibile con i suoi gusti e le sue preferenze, ma deve anche poter fornire un terreno fertile per la rielaborazione della difficoltà riportata dalla persona: una rottura, un cambiamento importante, un lutto, un trauma. I biblioterapisti sono persone esperte in questa dinamica particolare di cura: prescrivono un testo (che può essere un romanzo, un saggio, o anche una graphic novel), e innesta col paziente un dialogo che punta a introspezione ed elaborazione personale. Spesso parlare del personaggio di una storia provoca un immedesimazione forte ma in qualche modo protetta, e questo permette di poter vivere la sua storia senza essere sopraffatti dalle proprie emozioni personali, anche pensando a percorsi alternativi della storia del personaggio. “Io avrei fatto…”, “Io mi sarei sentito…”, “Io avrei risposto…” non sono, per la biblioterapia, solo commenti ad un testo, ma un momento di ragionamento personale e di riflessione su di sé che può portare a un cambiamento anche profondo.

Scrivere fa bene

Affiancata spesso alla biblioterapia troviamo, soprattutto all’estero, la poetry therapy: un arteterapia vera e propria che propone ai pazienti la creazione di brevi testi o poesie libere, strutturate su un tema, un’emozione, un sintomo o una difficoltà specifica. L’obiettivo è quello di mettere nero su bianco ciò che vive il paziente, ponendolo a confronto con le sue difficoltà, ma dando anche uno strumento di rielaborazione. Parole, rime, metafore e figure retoriche, possono aiutare a maneggiare vissuti negativi, perchè scegliendo le parole più accurate gli si dà forma propria, personale, e al contempo già un po’ rielaborata emotivamente. Spesso la sofferenza è tale proprio perché non viene detta; e dirla in poesia, secondo questa arteterapia, può creare un effetto catartico e cambiare il modo di vedere le cose – con parole nuove si può trasformare molto. La poetessa Emily Dickinson diceva proprio: “Non conosco nulla al mondo che abbia tanto potere quanto la parola. A volte ne scrivo una, e la guardo, fino a quando non comincia a splendere.” Questo è un po’ il senso della poetry-therapy.

A chi rivolgersi per un trattamento biblioterapico?

In italia la biblioterapia non è ancora una pratica terapeutica diffusa, anche se molti professionisti della salute mentale utilizzano i libri e la scrittura in terapia. Spesso si trova sotto il nome di Libroterapia (date uno sguardo sui social). Alcuni professionisti condividono letture e consigli (alcuni dei più interessanti per me li trovate nei suggerimenti sotto). Notevole in Italia è stato il successo della libreria fiorentina “Piccola Farmacia Letteraria”, gestita da due sorelle (una libraia e una psicologa). Qui il loro sito: https://www.piccolafarmacialetteraria.it/

Qui invece trovate una lista di “prescrizioni” letterarie già pronte sulla base del sintomo o della difficoltà di vita che si affronta: https://www.booktherapy.io/pages/a-z-of-book-prescriptions.
I titoli sono in inglese, ma sono tutti volumi abbastanza conosciuti da essere ritrovabili anche sui nostri scaffali.

E tu? Hai un libro che ti ha colpito o ti ha cambiato? Dicci la tua sui social o alla mail info.corejournal@gmail.com.

Profili consigliati:

ALESSIA GRAMAI

Writer
Psicologa, (quasi) sessuologa, sarda, femminista.
Polemica, a volte; troppo concentrata su cosa succede nel mondo, spesso; piena di dubbi, sempre.

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