Solo una musa: storia di Emilie Flöge

Emilie Flöge.
Un nome che pochi conosceranno.
Un nome che è rimasto nascosto, se non oscurato, dall’immagine che di questa donna ha lasciato ai posteri Gustav Klimt.

Emilie ne rimase la musa, l’amica, la confidente, la collaboratrice fidata, forse un’amante per gran parte della vita.
Ma la Flöge non era come tante altre muse, non attendeva solo il momento per farsi immortalare, non le andava proprio di vivere all’ombra di un uomo.

Ultima di quattro figli, Emilie iniziò a lavorare come sarta fin da giovanissima e, grazie al suo originale e fantasioso talento, si affermò presto nel panorama dell’alta moda austriaca.

Nel 1899, dopo qualche anno di lavoro nella scuola di cucito della sorella Pauline, vinse insieme a quest’ultima un concorso con il quale si aggiudicarono la commissione di un abito di batista, un tipo di tessuto molto delicato.

Ben prima dell’arrivo di Coco Chanel a Parigi nel 1910, le sorelle Flöge si erano già distinte a Vienna, ritagliandosi un ruolo nell’industria tessile e confezionando abiti all’avanguardia.
Vestiti a vita impero, maniche larghe e ricami ungheresi e slavi per allontanarsi dai restrittivi corsetti.
Già si respira meglio.
Nel 1904, infatti, Emilie, Pauline e anche la terza sorella Helene, aprirono la loro boutique Schwestern Flöge sulla trafficata Mariahilfer Strasse.
Impresa coraggiosa per tre donne sulla trentina non ancora maritate: l’avanguardia non passa solo attraverso gli abiti.

Interni della boutique Schwestern Flöge

La boutique fiorì in un momento storico nel quale il mondo della moda era estremamente polarizzata: prodotti pronti all’uso per le masse da una parte e abili sartorialiper un bacino d’utenza limitato dall’altra.
Al suo apice, la fabbrica aveva ben 80 impiegati ai quali veniva assicurato un salario giusto ed equo, anche grazie ai progressi delle case di moda in termini di paga minima.
Emilie non si risparmiava: oltre ad un ruolo nella direzione dell’attività, partecipò sempre attivamente alla produzione vera e propria.
Da alcune cartoline inviate a Klimt, sappiamo che si recò spesso a Parigi per la ricerca in prima persona di bottoni e tessuti.

La silhouette giocosa e distintiva della Flöge contribuì al movimento del Reform Dress che si diffuse nell’Europa Occidentale all’inizio del secolo.
Una nuova e potente dichiarazione di valori moderni e rivoluzionari.
Gli abiti riformati erano spesso larghi, fluenti ed audaci, celebrando la libertà fisica, la vicinanza con la natura, l’espressione di sé e la vitalità di altre etnie.

Il salone Schwestern Flöge cavalcò la cresta dell’onda per ben trent’anni. Trent’anni nei quali riuscì ad attirare una clientela variegata ed internazionale, venendo riconosciuto anche oltreoceano.

Lo stesso Klimt collaborò spesso con Emilie per la realizzazione di costumi innovativi e, proprio in seguito a questo stretto lavoro di squadra, è spesso difficile stabilire chi effettivamente fosse l’autore di ciascun design.

Nei dipinti del celebre Gustav Klimt, i soggetti femminili sono spesso in bilico tra l’essere mere muse e donne pienamente padrone di se stesse, investite di un carico erotico e in controllo del proprio significato sessuale.
In “Ritratto di Emilie Flöge”, Emilie è estremamente elegante, avvolta in un abito probabilmente di sua stessa invenzione.
Il taglio di tre quarti è convenzionale, ma il taglio dell’abito è realizzato in modo ribelle.

Quando il MOMA, il Museo d’Arte Moderna di New York organizzò la mostra intitolata “Vienna 1900: arte, architettura e design”, al suo interno volle dare spazio non solo alle opere che tutti ben conosciamo del pittore austriaco, ma anche al lavoro di Emilie, al suo progettare, cucire e realizzare vesti che guardavano al futuro.
Ma, come c’era da aspettarsi, la retrospettiva su questa stilista spesso dimenticata, rimase marginale.
Klimt poteva resistere al tempo, mentre Emilie, beh lei no.
Così si pensava.

Quando i Nazisti invasero l’Austria nel 1938, molti clienti della boutique Schwestern di origini ebraiche dovettero fuggire o vennero deportati e, come accadde a molti esercizi commerciali in quel periodo buio, anche le sorelle Flöge dovettero chiudere i battenti.
Ma se, come abbiamo detto, si pensava che le idee di Emilie fossero destinate a morire con lei, queste continuano ad intravedersi tutt’oggi negli abiti fluenti, nel rinnovato interesse per il ricamo e nella possibilità per ciascuna donna di essere musa della propria storia.

FEDERICA ZORZELLA

Writer
Laureata in Beni Culturali, anima vintage e mente moderna.
Grande lettrice, consumatrice seriale di film, appassionata di storia e crime.

This Post Has 4 Comments

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