The Culture Trip: segnali dal futuro?

L’industria del turismo è finita al tappeto.
Quelle che erano solo stime, ora sono numeri certi.
Come riportato dall’ultimo studio dell’Organizzazione Mondiale del Turismo (UNWTO), la pandemia dovuta al COVID-19 ha causato una perdita del 22% in arrivi internazionali per destinazione, solo nel primo quarto del 2020.
Si continuano a fare prospetti, ma regna ancora l’incertezza. Si va da un’ottimistica ripresa agli inizi di Luglio, alla più pessimistica di inizio Dicembre.

* I dati di Marzo riportati includono stime anche per i paesi che non ne hanno di registrati. Fonte: UNWTO

Inutile dire che la situazione di emergenza ed il lockdown diffuso hanno mandato in tilt anche tutti i maggiori siti che di turismo si occupano, dalla pianificazione del viaggio alla prenotazione vera e propria.
Ma c’è una piattaforma che non ha arrestato la sua crescita:
The Culture Trip, una startup globale nuovissima.

Fondata dal medico e psichiatra Kris Naudts, The Culture Trip, attraverso i suoi 300 contributori, distribuiti nelle sedi di New York, Shangai, Tel Aviv e UK, si pone come obiettivo il raccontare storie provenienti da tutto il mondo, ponendone al centro culture e abitanti.
E per coprire più località possibili, anche quelle meno conosciute, ha al suo fianco una rete di 600 freelances, che mettono al servizio della piattaforma le proprie capacità in vari ambiti.
Questa startup, che ha iniziato a diffondersi su larga scala nel 2016, fa del suo punto di forza proprio i singoli collaboratori, unici e diversi tra loro, incoraggiandoli ad esprimersi pienamente per confezionare esperienze su misura dei fruitori finali, altrettanto unici e diversi.

E da brava startup giovane, The Culture Trip, strizza l’occhio soprattutto alle nuove generazioni.
Millenials e Generazione Z (18-25 anni), sono pienamente figlie della globalizzazione: hanno rimosso l’esistenza di agenzie turistiche in carne ed ossa, prendono aerei come fossero caffè al bar e spesso vivono anche esperienze di studio o lavoro in un paese straniero.

Per tornare all’apertura d’articolo, quindi, e capire cosa abbia permesso a The Culture Trip di non perdere terreno in questi ultimi mesi rispetto ad alcuni suoi concorrenti, probabilmente dobbiamo guardare alla componente “intrattenimento” del viaggio stesso.
La piattaforma del Dr.Naudts, infatti, annovera tra i tanti contenuti, non solo articoli, ma anche giornali, video, film e serie tv.

The Culture Trip ha saputo rispondere alla chiusura delle frontiere con l’apertura di nuove prospettive.
Il viaggio virtuale ha permesso di evadere dalle mura di casa e di stare meglio, psicologicamente parlando.

E lo stesso fondatore, in un’intervista riportata dal sito Eustartups, ha dichiarato che il prossimo grande step nel settore turistico potrebbe essere la realtà virtuale, cioè la simulazione di situazioni reali con l’ausilio di computer o interfacce appositamente create.
Proprio il COVID-19, come si legge in un articolo della National Geographic del 20 Aprile, potrebbe permettere alla realtà virtuale di sganciarsi dalla nomea di “solo una bella trovata”.
Valerie Kondruk, CEO dell’agenzia di viaggio virtuale Ascape, ha visto aumentare i downloads della relativa app del 60% a partire dallo scorso Dicembre.

La realtà virtuale sarà, dunque, parte della nostra nuova normalità?

Ci sono sicuramente, per il momento, parecchi punti a sfavore, come il costo ancora troppo elevato delle apparecchiature, la loro scomodità per un uso prolungato e la totale impossibilità di ricreare sensazioni fondamentali, come gusto, tatto e olfatto.
Esistono, però, anche parecchie possibilità intriganti.
La realtà virtuale rende esperienze e luoghi godibili anche da chi non potrebbe farlo di persona, così come accessibili al pubblico siti che solitamente non lo sono perché troppo vulnerabili. Ne sono un esempio le grotte più antiche del mondo a Chauvet-Pont-d’Arc, nel Sud della Francia.

Il viaggio a distanza in generale, però, rimane un’alternativa sostenibile dal punto di vista ambientale, altro tema caro a The Culture Trip.

La pandemia ha sottolineato, ancora una volta, parecchi punti deboli del nostro modo di spostarci oggi. Viaggiamo tanto, forse troppo e inquiniamo tanto, sicuramente troppo.
I contenuti virtuali proposti dalla piattaforma protagonista di questo articolo e la realtà virtuale hanno precorso i tempi e, anche se non si stanno espandendo ancora a livello preoccupante per il viaggio tradizionale, saranno sicuramente sempre più inglobati sui vari siti turistici per abbattere barriere, accorciare distanze e farci diventare più digeribili per il pianeta, si spera.

Tutto ciò varrà anche per gli italiani?
La curiosità è sorta spontanea.

L’Italia è un paese nel quale The Culture Trip fatica ancora a farsi conoscere ed usare, così come la realtà ed il viaggio virtuale.
Per avere qualche ipotesi di spiegazione, ho voluto sottoporre all’attenzione di alcuni italiani, raggiungibili attraverso i social, un breve sondaggio.

Un 79% di coloro che vi hanno risposto ha un’età compresa tra i 18 e i 35 anni, esattamente le generazioni di cui parlavamo prima.
Inutile dire che i siti internet ormai vanno per la maggiore nella pianificazione e prenotazione del viaggio.
I contenuti media, invece, la novità delle piattaforme come The Culture Trip, raccolgono ancora un interesse abbastanza scarso.
Anche la realtà virtuale sembra non piacere.
L’88% dei soggetti non ha usufruito di esperienze virtuali e ben il 39% si dice sicuro di non volerlo fare nemmeno in futuro. Categorici.
Risultato molto positivo, invece, quello sulla sostenibilità.
Quasi il 54% dice di pensare a viaggiare green ora più di prima, con un altro 6% che afferma di non muoversi altrimenti.

Alle buone intenzioni seguiranno i fatti?
Ai posteri la sentenza.

SUGGERITO PER LA LETTURA da Luca